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Pasqua alle Placche Rosse? Perché no?

28 Apr

La regione del locarnese durante il periodo pasquale viene assalita da una moltitudine di arrampicatori provenienti da tutta Europa. Ben consapevoli di questo fatto abbiamo comunque deciso di riprendere il contatto con la roccia di salendo una delle vie alle Placche Rosse.

Anni fa avevo già salito un paio di vie del settore, con l’amico Diego avevamo salito Cini 5a (4c obbl.), una via di 5 lunghezze che percorre la parte sinistra della parete e con Eros avevo percorso la storica Lavori di giardinaggio, 5a (5a obbl.) ai tempi in completo abbandono.

Circa cinque anni fa le Placche Rosse sono state oggetto di una completa richiodatura  inox finanziata dall’Ente Turistco. Anche io ebbi modo di partecipare a questo progetto  e con Eros ci occupammo di rivalorizzare Lavori di giardinaggio pulendola dal muschio e richiodandola. Ora le vie  sono chiodate perfettamente in stile Plaisir (a parte Lavori di giardinaggio che ha mantenuto un carattere più “alpino” nella chiodatura).

Dopo la richiodatura di Lavoro di giardinaggio non ebbi più occasione di andare ad arrampicare alle placche.

L’occasione arrivò questa Pasqua, la poca voglia di viaggiare per cercare arrampicate esotiche e il poco allenamento mi hanno fatto propendere per questo settore. Cercavo una via per iniziare a muovere i primi passi di questa stagione e le Placche Rosse alla fine si sono rivelate il luogo ideale.

Il settore offre delle vie lunghe piuttosto omogenee e caratterizzate da un’arrampicata di placca non troppo estrema. Dalla sommità si può scendere a piedi o in doppia. Questi fattori uniti all’ottima chiodatura e al relativamente breve accesso ne fanno uno dei settori maggiormente frequentati del Cantone.

Noi abbiamo scelto di salire Harlem, 5b, (5a obbl.) 200m, 5 lunghezze una via che si sviluppa nella parte sinistra della grande placconata.  La via risulta ottimamente attrezzata e le difficoltà sono piuttosto omogenee e vanno diminuendo man mano che si procede verso la sommità. Per evitare la ressa abbiamo deciso di partire alla mattina presto e alle 10 eravamo all’attacco della via. L’ attacco si raggiunge seguendo una ripida ma evidente traccia sopra la strada cantonale della Valle Maggia. In poco più di un’ora e mezza abbiamo completato la via e abbiamo optato per la discesa a piedi. Le vie della parete, vista la loro lunghezza contenuta, si prestano certamente ad essere salite in combinazione con le altre vie vicine.

Harlem e tutte le altre vie del settore sono attrezzate per la discesa in doppia, cosa che consiglio visto che il sentiero di discesa è completamente distrutto dal fuoco di un incendio e le corde fisse che lo attrezzavano sono state completamente bruciate rendendo difficile e pericolosa la discesa a piedi.

Harlem resta una via simile alle altre del settore, ideale per principianti e arrampicatori No Big i quali avranno certamente il loro bel da fare a fidarsi dei piedi.

  • Materiale consigliato:

12 rinvii

Casco

corde 2x50m

Moschettoni

Discensore

  • Bibliografia: 

 G.Cugini, Guida d’arrampicata Ticino e Moesano, Salvioni arti grafiche, Bellinzona, 2013, pp. 100-101.

 

 

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Arrampicare in Italia.

21 Nov

 

Due falesie da visitare nel lecchese e nel comasco

Nell’ultimo mese di ottobre ci siamo trasferiti oltre confine alla ricerca di calcare. Le regioni del comasco e del lecchese offrono una serie di magnifiche falesie alla portata di tutti e velocemente raggiungibili anche dal Ticino. Una delle solite mete degli arrampicatori ticinesi del mendrisiotto è quella di Carate Urio , storica falesia che si affaccia sul lago di Como e a pochi minuti dal confine. Carate offre una serie di vie dal 5a fino al 8a su un calcare strano e impegnativo. Infatti qui prevale un’arrampicata con passaggi boulder molto duri, e anche le vie Nobig ve le dovrete sudare. Per quanto riguarda i gradi medio bassi la falesia offre una decina di vie sul quinto abbastanza impegnative e non sempre di facile lettura e poi una bella serie di vie tra il 6a e il 6b. Quanto basta per passare alcune ore d’allenamento vicino a casa!!!

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Durante una visita in Grigna di una quindicina di anni fa il compianto Marco Anghileri definì la falesia di Carate come l’idea di Falesia, cioè affermò: «Quando vado a Carate ritrovo l’essenza dell’arrampicata sportiva, è fantastico! Una fascia di duecento metri tutta chiodata, inizio da sinistra e poi spostandomi di due-tre metri ogni volta posso arrampicare finché non ne posso più, è fantastico!!!»

Carate è una delle falesie più frequentate del comasco, il facile accesso e il bel panorama ne fanno uno dei siti di maggior successo della regione. Però l’alta frequentazione ha reso le vie abbastanza patinate. Alta frequentazione e roccia patinata sono gli unici nei della falesia, nei che vengono compensati dall’ottima chiodatura e dalla vista sul Lario e sulla città di Como. Vale sicuramente la pena di farci una visita.

 

L’altra falesia che abbiamo visitato è Galbiate, la falesia si trova nel parco del Barro, una riserva naturalistica alle porte di Lecco. Il parco offre, oltre alla falesia, altre possibilità di svago, infatti ci sono sentieri naturalistici e musei etnografici da visitare e da percorrere.

La falesia si raggiunge con dei comodi sentieri ben tenuti e dispone di molti tiri facili e ben chiodati, anche qui l’alta frequentazione ha reso la roccia leggermente patinata ma questa cosa non disturba l’arrampicata.

Noi ci siamo limitati ad una visa ai settori più frequentati e famosi; L’Oasi e l’Orecchia.  Nel settore dell’Oasi abbiamo salito dei 5c molto carini e atletici; La banda dei bari e Arriva il topo.  Per concludere la giornata ci siamo trasferiti all’Orecchia e qui abbiamo salito alcune vie malchiodate (sono visibili i segni rossi della probabile nuova spittatura) Riti magici 5b e il Biacco 5a.

Purtroppo la falesia avendo una buona scelta di tiri di  livello medio-basso è molto frequentata, se cercate la calma è assolutamente una falesia da evitare nei  fine settimana!

Materiale per le due falesie:

Casco, 1 corda da 50m, 14 rinvii.

Bibliografia:

Carate Urio: E. Pesci, Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, Milano, 2006, p. 326.

Galbiate: E. Pesci, Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, Milano, 2006, p. 270.

Arrampicare sul più bel gneiss del Ticino

4 Set

La falesia estiva di Bann sopra Bosco Gurin nasce circa una quindicina d’anni fa da un’idea dell’amico Glauco. Diciamolo chiaramente e subito; non è di facile accesso e bisogna mettere in conto lunghe trasferte sia in auto sia a piedi. Ma l’arrampicatore che avrà voglia di faticare sarà ricompensato da un ambiente magnifico e da tiri superlativi.

Bosco Gurin è un bel villaggio Walser situato in alta Val Rovana, una laterale della Valle Maggia. Vale la pena visitarlo anche solo per osservare le sue costruzioni rurali tipiche. La falesia di Bann si raggiunge da Bosco in circa due ore seguendo il ripido sentiero che parte dal centro del paese oppure più comodamente con la seggiovia degli impianti turisti, in un’oretta di cammino in piano.

Sabato con Linda, Diego e Zita abbiamo optato per la salita dal paese e abbiamo raggiunto L’alpe di Bann in circa un’ora e trenta, da qui in venti minuti si arriva al primo settore della grande falesia. Il settore Herli è alto un centinaio di metri e offre perlopiù vie di tre tiri. Anni fa avevo salito la bella Matrix 5b+, 3l, 75m una via ideale per prendere le misure con l’arrampicata di Bosco. Nelle successive visite avevo poi salito Bravo Gassmann 5c, 3l, 70m, Delirio tremens, 5c+, 3L, 80m e Matermorter 5c, 2l, 65m, più alcuni primi tiri di altre vie.

Per arrampicare a Herli bisogna portare una corda da 60m e da ogni via si può scendere comodamente in doppia.

Sabato abbiamo salito le vie del nuovo settore Herli sotto. Il settorino offre una decina di vie fino al 6b, lunghe una ventina di metri, ottimamente attrezzate e su roccia molto bella. Nel pomeriggio ci siamo spostati al Cappuccino, settore pensato per principianti e arrampicatori Nobig. Glauco ha completato il settore con delle vie di 4° e ora sono presenti una quindicina di vie dal 3b al 6c. Il laghetto sottostante e il comodo prato pianeggiante fanno del settore un posto adatto alle famiglie. Assolutamente da non perdere è la via Lettere contro la guerra 6a+. Appena sopra il Cappuccino troviamo La Piramide che offre monotiri più lunghi e impegnativi (5b-7a) anche in questo caso vale la pena farci una visita.

La recente novità, almeno per me, è il settore Apple che si raggiunge in pochi minuti dal Cappuccino. Questo settore datato 2011 offre una trentina di monotiri di difficoltà comprese tra il 5b e il 7c, noi abbiamo salito Ul verunell e Il regalo più grande dei bei 5b.

A destra di questo settore partono le vie lunghe di Heij Barg tutte vie impegnative con l’obbligatorio dichiarato a 6a.

La falesia di Bosco non è comodamente raggiungibile e per questo motivo l’apritore consiglia di campeggiare nei dintorni, infatti abbiamo constato che nei pianori vicino alle falesie esistono molti spiazzi erbosi adatti a piazzare una tenda. L’acqua è facilmente attingibile nei ruscelli circostanti. La quantità delle vie presenti nelle falesie permette anche di arrampicare per due-tre giorni senza alcun problema!

 

Materiale:

14 rinvii

Corda da 60 metri

Casco

Discensore

Bibliografia:

Cugini Glauco, Guida d’arrampicata, Ticino e Moesano, Salvioni, Bellizona, 2013, pp. 162-171

Ultimi aggiornamenti: http://www.scoiattoli.ch

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Due vie “facili” ai Denti della Vecchia

25 Ago

La Normale ai Gemelli 4b, 150 m e la Est al Sasso Grande 4c,  100m.

Ho sempre salito i Gemelli per la Via Comici (5b)storica via aperta nel 1934 dal fuoriclasse triestino e da Tita Calvi. Non ho mai percorso La Normale se non come pista di discesa della Comici. Dopo una lunga assenza dai Denti, in maggio ho deciso  di concedermi una mezza giornata d’arrampicata nella palestra di casa e sono salito con Linda al Canalone. L’idea era quella di salire una via non troppo impegnativa per concentraci sulle manovre alle soste e poi sulle doppie in discesa.

Guardando distrattamente la Guida degli Scoiattoli ho notato questa via che non avevo mai percorso e ho deciso quindi di andare a darci un occhiata. La via è stata risanata in occasione della pubblicazione della guida una decina d’anni fa e risulta essere ottimamente  chiodata con solidi spit. L’attacco  si trova a metà Canalone, più o meno in faccia al settore della Piramide.  Il primo tiro è un classico camino non proprio banale e abbastanza impegnativo. Dopo aver salito il camino si arriva alla prima sosta e da qui ci si porta tramite un sentierino esposto alla sella dei tra i due gemelli. Dalla stretta sella, si sale per due tiri attraverso la spaccatura e si arriva in vetta. Per scendere si percorre la via a ritroso con tre doppie.

La via è l’ideale per principianti e per corsi, ma si presta anche ad arrampicatori “alpinisti” che vogliono allenarsi in previsione di una qualche settimana in Dolomiti.  È possibile combinare la via con altre vie facili nei dintorni come il Ciarenguito(4b, 3l) e lo Spigolo della Piramide (4c, 4l).

La seconda visita ai Denti risale a quest’estate a fine luglio con l’amico Diego abbiamo ripercorso la Est al Sasso grande, la via forse più conosciuta e percorsa dei Denti. Anche la Est è stata risanata in occasione della pubblicazione della guida e risulta essere ottimamente chiodata. Dal punto d’attacco si traversa verso sinistra sul bordo di uno strapiombo, si continua  in direzione della vetta seguendo l’evidente percorso nei diedri. Dall’ultima sosta in pochi minuti si giunge in vetta al Sasso Grande da dove si gode di un ottimo panorama. La discesa in questo caso avviene a piedi scendendo dal sentiero bianco-blu.

Scheda tecnica:

Difficoltà e lunghezza

Normale 4b, 4lunghezze

Est 4c, 3 lunghezze.

Materiale per le due vie:

1 corda 50m

12 rinvii

Casco

Moschettoni, cordini, discensore.

Bibliografia:

Glauco Cugini, Guida d’arrampicata, Ticino e Moesano, Edizioni del Cas, Berna, 2013.

Gruppo Scoiattoli Denti della Vecchia, Denti della Vecchia, Guida alle arrampicate, Monte Carasso, 2004.

 

 

 

Pizzo Prévat- Via delle Placche (5c-5a obbl.) 200m

31 Lug

Da una via “classica” a una via moderna

Avevo già salito la Via delle Placche quando ancora non era stata stata richiodata motivato da quella curiosità che mi ha sempre spinto a salire vie poco frequentate e “dimenticate”. La Via delle Placche rispecchiava proprio quell’arrampicata che cerco, pochi chiodi, una certa intelligenza nella ricerca dell’itinerario, necessità di dover provvedere alla propria sicurezza integrando le protezioni e attrezzando le soste. Un’arrampicata che in sostanza molto si avvicina alle emozioni vissute dai primi salitori M. Betschar e M.Matter che aprirono questa bella via nel lontano 1983.
Ieri avevo in programma di salire lo Spigolo NE ma la meteo incerta mi ha convinto a scegliere una via più corta e ho quindi optato per ripercorrere la Via delle Placche.
La via è stata richiodata da Marco Pagani e Eros Villa un paio di anni fa, rendendola di fatto una via Plaisir, la chiodatura è sicura e azzera ogni “pericolo”che avevo trovato la volta precedente. Ogni sosta ha due anelli per la calata e quindi la possibilità di scendere in doppia è data da ogni sosta, la chiodatura ravvicinata e a Spit ha reso la via meno “ingaggiosa”.
Il primo tiro risulta essere quello più impegnativo, per il resto le difficoltà sono omogenee fino in cima. Una volta conclusa la via abbiamo risalito la cresta e abbiamo raggiunto la vetta, optando poi per la discesa dalla Normale. Un piatto di affettato misto alla Capanna Leit ha degnamente concluso la giornata. La discesa alla funivia del Tremorgio ci ha riservato una bella lavata.

Scheda tecnica:
Difficoltà: 5c (5a obbl.)
Materiale: due corde da 50m se si scende in doppia, una se si scende dalla Normale, 12 rinvii, pedule, casco, alcune fettucce, discensore.
Attacco: dalla stazione di arrivo della funivia del Tremorgio (20fr.-) calcolare un’ora. Si sale in direzione del Passo Campolungo e poco prima della sella si sale decisamente verso le pareti del Pizzo. L’attacco si trova dove le due pareti fanno angolo, ed è segnalato da uno spit con cordino rosso.Prestare attenzione al solito cono di neve.

Bibliografia:
Glauco Cugini, Guida d’arrampicata, Ticino e Moesano, Edizioni del Cas, 2013, pp. 396-397.
http://www.scoiattoli.ch

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Rosso di Sovenat, una via fuori dagli schemi.

7 Ago

Il Rosso di Sovenat è una cima poco frequentata in alta Val Lavizzara. Nel 2007 salii la via normale con mio papà e con Daniele. Da allora ben poche persone hanno firmato il libro di vetta. Quest’estate, in un rarissimo fine settimana di bel tempo ho salito con Matteo la cresta Pioda dei Müna. La cresta è stata salita per la prima volta da Giuseppe Brenna e Dino Deglise, (forse anche qualcun’altro, non ricordo), una trentina d’anni fa. Presenta difficoltà fino al 6a, che si concentrano nelle prima parte, noi abbiamo evitato i tiri sulla Coda di pesce e abbiamo preferito salire alla sella da dove iniziano le difficoltà.

La via presenta due tiri abbastanza difficili, poco chiodati, ma ben proteggibili con protezioni veloci. Bisogna  fare attenzione alla tenuta dei vecchi chiodi, alcuni escono solo tirandoli con la mano. Il resto della cresta è da percorrere in conserva o con dei brevi tiri su difficoltà contenute.

La discesa avviene per la via normale con tre doppie da 10 metri e diverse traverse su erba e cengie a cui occorre prestare la massima attenzione attenzione.

Dai piani di Peccia, ci si porta con una faticosa salita fino all’evidente attacco della cresta, (3 ore) da qui in 4 ore in cima per la cresta, prevedere ancora 1 -1.5 ore per la discesa.

Viste le difficoltà e la struttura placcosa dei due tiri difficili é consigliato arrampicare con le pedule.

Ulteriori informazioni su : Ticino Keepwild, Climbs Topos, Verlag, p. 72

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Pizzo Borsegn-Valle Pontirone. Spigolo Edelweiss V

27 Lug

In giugno abbiamo ripetuto la via Edelweiss al Pizzo Borsegn in val Pontirone, la via risale agli anni 70 ed é opera di Aldo Verzaroli. Chiodata a chiodi normali e spit, é da integrare con alcuni friends. Le difficoltà sono di V grado.  Si lascia l’auto a Fontana e passando per Mazzorino si guadagna la piana di Borsegn, per sfaciumi si raggiunge l’evidente monolito e lo si aggira verso sud fino ad individuare lo spigolo sud-est, da qui  parte il primo tiro.Superati alcuni passaggi impegnativi, si guadagna la sosta. Il secondo tiro segue una bella placca lavorata,  bisogna prestare attenzione alla seconda sosta che é a filo dello spigolo e non si vede subito. La chiodatura un pò bizzarra  inganna la progressione. il terzo tiro segue lo spigolo e l’ultimo supera l’enorme masso che costituisce la cima. Noi siamo scesi in doppia sulla via moderna chiodata a spit, bisogna però prestare attenzione alla lunghezza delle corde e alle soste. Infatti é molto strapImageiombante e non si arriva a prendere la sosta se non con alcune scomode manovre. Si consiglia pertanto di scendere sul versante nord con una doppia di 50 metri nei mughi e drose.

La parete ha anche altre due possibilità una via moderna di 7b (?) chiodata di recente e La via del Pove sempre di Aldo Verzaroli che sale all’estrema sinistra della parete.

Tutte le informazioni d’accesso si trovano sulla guida di Giuseppe Brenna.